Visualizzazione post con etichetta agricoltura sinergica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta agricoltura sinergica. Mostra tutti i post

venerdì 8 marzo 2013

Menti e sementi


Ci incontreremo sabato 23 marzo, di pomeriggio alle ore 15 a Casale Il Sughero (vicino Vibonati, adiac. pineta di S.ta Lucia) per incontrare le nostre idee sui temi della collaborazione di menti e coscienze sul territorio, davanti a una fetta di dolce…

Ci rivolgiamo a chi, a partire dal comprensorio del Golfo di Policastro, ha in mente una idea diversa di crescita e sviluppo e vuole concretamente nel suo piccolo, senza personalismi e in maniera a-gerarchica, infittire e materializzare la rete che va man mano formandosi a partire dal digitale, incarnandola appunto nel reale dei rapporti umani e del presidio quotidiano del territorio (diremo 'digi-reale').

In particolare ci stiamo ritrovando a discutere su:

1) una idea avanzata di gas, inteso come occasione di ridefinizione dei concetti e dei comportamenti dello stare insieme e non solo come una tecnica di acquisto critico, ma una vera e propria occasione di riposizionamento socio-culturale;

2) una idea di interazione tra persone e luoghi secondo una pratica antica come il mondo eppure straordinariamente moderna e rivoluzionaria, quella del baratto, un ‘baratto felice’;

3) il tentativo di proporre anche nel nostro contesto un’altra declinazione dello stare insieme critico e costruttivo e soprattutto solidale, quella della ‘banca del tempo’, altrove così ben avviata e che ben si potrebbe intrecciare al gas e al baratto.

Questi approcci, e quanti altri vorranno e sapranno venir fuori dal nostro incontro spontaneo e informale, ci auguriamo serviranno tutti a ridefinire i ruoli di ‘produttore’ e di ‘consumatore’ alla luce di una micro-socialità di zona (oltre che di una micro-economia) ‘a km 0’, o meglio potremo dire, ‘a km golf-0’.

sabato 22 dicembre 2012

Cos'è un pomodoro?

Del pomodoro e della sua identità...


A questa semplice domanda verrebbe facilmente da rispondere che si tratta di un ortaggio, non di origine europea ma che giunse qui da noi secoli fa dalle Americhe. Altri risponderebbero con una descrizione, un alimento dal sapore acidulo e dolce di colore rosso e succoso. Un botanico risponderebbe che si tratta del frutto di una solanacea, un gastronomo che è un ingrediente importante per molti piatti cucinati e crudi della dieta mediterranea, un contabile di un supermercato che è un prodotto, un bene di consumo che trova posto negli scaffali dedicati ai prodotti freschi, un contadino mediterraneo affermerebbe che è la base dell’alimentazione estiva e che è importantissimo per le conserve destinate all’inverno.
Potrei continuare ancora per molto, ma mi interessano gli ultimi due punti di vista, quello del supermercato e quello del contadino. È possibile che lo stesso oggetto sia definito così diversamente, significhi cose così diverse per queste due figure? Ovvero una merce, un prodotto destinato alla vendita e d’altra parte invece la speranza di sostentamento invernale per una famiglia di contadini?
La domanda non è infondata, infatti viene quasi il sospetto che non stiamo parlando della medesima cosa. Sebbene portino lo stesso nome i pomodori che trovano posto nel bancone di un supermercato e quelli che crescono testardi in un orto tradizionale di un ancor più testardo contadino che li coltiva per sostentare sé e la sua famiglia infatti non sono la stessa cosa. Sono due oggetti diversi. È diverso il loro colore, la loro forma, le loro dimensioni, il loro odore e soprattutto il loro sapore. L’uno si consuma, l’altro si mangia, l’uno è una merce, l’altro un bene.

domenica 2 dicembre 2012

Il temporaneo-contemporaneo della nuova urbanità rurale: i wwoofers, clerici vagantes del terzo millennio


Come può un luogo ‘dimenticato’ e ‘marginale’ di uno dei tanti territori rurali italiani tornare ad essere frequentato? Come può una luce riaccendersi dopo anni di buio in una casa e riacquisire una sua ‘centralità’ cognitiva ed emozionale rispetto alle rotte di viaggiatori e passanti? Più che di ‘abbandono’ di un luogo sarebbe meglio parlare di ‘metamorfosi’e se a metamorfosi seguono metamorfosi allora anche ciò può avvenire.
Tanti luoghi rurali sono stati lasciati vuoti dai loro abitanti nei decenni  scorsi per correre in città e verso una nozione di progresso veicolata da media e istituzioni e tutto ciò ha prodotto lo spopolamento che ha innescato una metamorfosi nel segno in alcuni casi di una rinaturalizzazione dei luoghi rurali. Questo però ha creato scoraggiamento in quelli che sono rimasti che non hanno saputo (o voluto) più correttamente decodificare le potenzialità dei luoghi.
E così lentamente questi territori sono diventati ancora più marginali. Solo una nuova riconversione dalla città alla ruralità (una nuova metamorfosi antropologica) può invertire la rotta e ciò in alcuni casi sta avvenendo, casi però ancora pionieristici nonostante la crescente attenzione a questi temi che si comincia a registrare nelle città.
La nostra esperienza col progetto Casale Il Sughero – Laboratorio della Città del Quarto Paesaggio è un piccolo esempio di riconversione produttiva e di riposizionamento esistenziale in questi anni di profondi cambiamenti, anche attraverso l'ospitalità rurale wwoof. Vediamo insieme di cosa si tratta.

sabato 11 agosto 2012

Sinergie e agricolture permanenti: progettazioni in corso


Seppur ancora all’inizio di un lungo cammino, come abbiamo sostenuto in diverse occasioni e lezioni, e soprattutto sperimentato direttamente sul campo in questi anni, ritengo che esistano vari tipi di sinergia nel campo dell’orto-frutticultura sinergica.
Parlo infatti propriamente di 3 livelli.

Il primo livello di sinergia (delle piante tra loro) è quello caratterizzante un’aiuola sinergica, ovvero della sinergia che si crea tra le piante la cui vicinanza e alternanza reciproca giova ad entrambe, allo stesso tempo causa ed effetto della condizione omeostatica (o quasi, ovvero in assenza di variabili contingenti autoctone che rimettono sempre in discussione il delicato equilibrio biologico creato) del terreno, ovvero della sua auto-fertilità ottenuta con l’ormai celebre metodo di non lavorazione del substrato (anche questo è un caso limite, più una tendenza che uno stato di fatto duraturo ed efficace poiché spesso si rende invece necessario un nuovo scasso del terreno per le variabili ambientali e imprevedibili di cui sopra).
Un secondo livello di sinergia (delle piante con gli animali) lasca intravedere una più ampia concezione di sinergia, ovvero quella che si crea in permacultura all’interno di un sistema abitativo e colturale complesso come può essere una fattoria o un fondo impegnato in maniera diversificata (anche ad esempio con la cerealicoltura). Qui la sinergia è tra l’orto o il frutteto e gli animali che pascolano (ovicaprini, bovini, equini, animali da cortile), il cui impatto tende a ridurre la presenza di infestanti regolando la crescita delle specie e contribuendo, attraverso il letame, alla fertilizzazione del suolo. Inoltre lo sfalcio alimentato da parte del letame non raccolto per l’orto servirà a nutrire gli animali in assenza di pascolo fresco, e quindi a garantire la produzione di letame. In questo secondo livello vediamo come il cerchio della sinergia si allarga anziché avvitarsi su se stesso e la fertilità aumento per il beneficio di tutti gli attori in campo.
Un terzo livello di sinergia (dell’uomo nella comunità agricola) è quello che deriva dall’integrazione del coltivato con lo spontaneo (ricco di biodiversità) e di entrambi con le zone boscose e sotto-frutteto dedicate al pascolo e alla raccolta spontanea stagionale e alle colture autoctone perenni. Il beneficiario di questa armonia, dove il cerchio dopo essersi allargato  si chiude, è l’uomo che vive in sinergia col suo habitat  e a sua volta con i suoi simili che con lui contribuiscono a curare la fattoria o il fondo agricolo. Il target è rifiuti organici zero, riuso di ogni prodotto della zootecnia in agricoltura e viceversa (come nel caso più semplice delle lettiere per gli animali e il fieno spontaneo). Quest’ultimo livello di sinergia comprende gli altri due e si manifesta nell’equilibrio socio-antropologico di una comunità o di un nucleo.