mercoledì 1 luglio 2015

All'Ateneo Nomade il 4 luglio la seconda tappa di AttraversaMenti



Il 4 luglio, dalle 10 in poi, l'Ateneo Nomade Triangolare a Casale Il Sughero a Vibonati apre le porte alla seconda tappa del viaggio-evento fisico e concettuale 'AttreversaMenti', accompagnato lungo il percorso dalle voci di Franco Arminio e Monica Bocci, alla quale per l'occasione il giorno 4 conferiremo la 'Cattedra nomade' di Pianificazione muta per il suo testo "Paesaggi creativi". Di seguito il testo integrale a cura di Pasquale Persico.

AttraversaMenti

Da Ortega ad Ortega
Viaggiare da Matera al Golfo di Policastro ed oltre come faceva Ortega il grande pittore ed intellettuale spagnolo e portare con noi le poesie ed i pensieri di decodifica dei luoghi : ecco la proposta culturale proposta da MarateContemporanea per l’Estate e l’Autunno.

La Casa di Ortega è a Bosco paese cancellato e diventato borgo del comune di S. Giovanni a Piro (Cilento), per essersi ribellato ai Borboni per un’Italia unita, mentre l’altra casa era a Matera ma spesso lo sguardo era  oltre fino al Salento e verso la Grecia .
Come omaggio alle Menti capaci di attraversare i luoghi con l’arte ed il pensieri rivolti alla speranza dell’improbabile fino all’utopia , DNA MarateaContemporanea propone di viaggiare, come primo viaggio, insieme a libri e fogli sparsi che raccontano dei Paesaggi creativi che la storia lega o dimentica, illumina o oscura.
La prima occasione è il Documento strategico Montagna Materana di  Franco Armino che viaggia insieme al Libro di Monica Bocci Paesaggi Creativi.
I due contributi , con linguaggi differenti ma in empatia delle Menti,  cercano una prospettiva ai cosiddetti  territori interni o interiori, quelli che la storia recente classifica in anoressia demografica o in abbandono (Vedi approccio Fabrizio Barca).
Ebbene lo slancio poetico e letterario, in questo caso prevale sulla scrittura tecnica, sebbene questa conservi la propria specificità di programma processo adeguato agli obiettivi, ed ecco perché MarateaContemporanea propone una mostra d’arte itinerante delle due Opere.
La Galleria nel Centro Storico di Maratea come prima tappa d’artisti, poi a  Morigerati come accompagnamento di idee al progetto Took- Cilento e poi a Bosco, Museo Ortega; un viaggio lento  sui temi dello sviluppo delle aree in difficoltà ma con Menti veloci nella diagnostica necessaria
. Ancora in viaggio fino a Montemurro (PZ), alla Scuola dei Graffiti d’arte sul rurale contemporanea, in Agosto , per poi congiungersi con gli autori ad Aliano, al Festival della Paesologia per una temporanea stanzialità di confronto e programma.  Finalmente  Matera non è lontana e mostrarsi  come accumulo culturale di attraversaMenti non sarà banale, ma  utile a disegnare nuove geografie di viaggi.
I due autori non consigliano di emettere biglietti di viaggio di andata e ritorno, essi hanno la speranza che il viaggiatore dia una interpretazione del tempo e dello spazio utile ai territori attraversati fino a riconoscerli come luoghi propri, dell’Altra città che cercavano,  un riconoscimento sentito alle identità creative incontrate di paesi non più soli ma componenti di un arcipelago di nuova urbanità.
Prima Tappa  Galleria MarateaContemporanea giovedì 2 Luglio ore 18 , Sabato 4 luglio ,seconda tappa, Ateneo Nomade e Triangolare  Casale Il Sughero ore 10:30, sarà presente Monica Bocci.   

martedì 23 giugno 2015

Nuovi conferimenti nell'Ateneo Nomade e Triangolare

Nel proseguire le sue attività plectiche e interdisciplinari di questi ultimi mesi e viste le sue recenti attività, l'Ateneo Nomade e Triangolare conferisce le nuove seguenti Cattedre:

1.  Cattedra di cinematografia sincera 

al regista Stefano Martone (per la sua lezione triangolare tenuta nelle scorse settimane all'Ateneo in seguito alla presentazione cilentana del suo documentario "Lucciole per lanterne" a Sapri);




2. Cattedra ad honorem "Ancel Keys"

all'artista Matteo Fraterno per le sue opere "La mia pasta- La dieta mediterranea";




3. Cattedra di Pianificazione Muta

alla Docente Monica Bocci per il suo recente lavoro intitolato "Paesaggi creativi" e impegnata nel progetto in corso Took Cilento-Marche.


lunedì 16 giugno 2014

Nuova ruralità: chic e radical chic...ma esiste una terza via?

Corsi bio e appuntamenti green ormai ovunque: solo moda per guadagnare qualcosina con le nuove tendenze che stanno diventando di massa e in cui tutti ormai si buttano...che tristezza!


Noi che siamo partiti nel 2006 con la nostra proposta di Casale Il Sughero in anticipo sui tempi che andavano maturando, quando cioè ancora i temi della nuova agricoltura e della riscoperta della terra non andavano di moda e pochissimi ne parlavano, ci siamo resi conto con l’esperienza maturata fino ad oggi che c’è il rischio forte che questo nuovo fermento diventi l’ennesima moda del momento priva di contenuti e che questa moda (che già si sta palesando con tutta la sua forza) inflazioni l’ambiente e i veri temi del ritorno alla terra e si declini in due modalità lontane tra loro ma entrambe dominate dalla retorica.
Il tanto auspicato ritorno alla terra, ovvero ai temi della resilienza delle aree rese marginali dagli ultimi decenni di sviluppo industriale e terziaristico, attraverso una vero e proprio riscatto delle aree rurali e un rilancio dei temi dell’agricoltura e del sostentamento primario, cammina su di un crinale molto affilato dove è facile scivolare verso la retorica.
Da un lato è facile – come già accade da più parti – fare del ritorno alla terra un ulteriore tentativo post-sessantottino di rivendicazione dei temi più o meno sovversivi della sinistra militante (ritorno degli ecovillaggi, comuni, nipoti dei figli dei fiori, ecc..) con derive a tratti new age e a tratti orientalizzanti, fino a scadere nella strumentalizzazione politica della terra.
Da un altro lato è altrettanto facile cavalcare il ritorno alla terra sfruttando marchi e legislazioni comunitarie per mettere sul mercato più o meno veritieri prodotti super titolati dei migliori marchi di qualità, in parte comprati e in parte ottenuti con la retorica al fine di fare business conquistando i mercati con prodotti di nicchia costosissimi, così travisando completamente la natura sincera dei prodotti della terra e il loro valore antropologico di sussistenza e di identità territoriale di appartenenza.
 In entrambi i casi si strumentalizza il tema della terra, si fa retorica e si gioca con la tradizione: nel primo caso facendo finta che nulla sia cambiato e trastullandosi nell’atteggiamento da vecchi contadini; nel secondo caso facendo della memoria solo marketing per un successo di mercato. In entrambi i casi si attinge ai depositi della memoria con retorica. In entrambi i casi la dimensione del racconto è quella della favola.
Invece il vero gesto rivoluzionario, ma scomodo perché fa guadagnare poco e non va di moda, è uscire dalla retorica della nostalgia. È possibile fare agricoltura e turismo, abitare un territorio senza vendere la favola della nostalgia.

domenica 9 marzo 2014

Quando in tanti cominceranno a darmi ragione e a pensarla come me allora vorrà dire che quell'idea non è più valida o che è giunta l'ora di andare da un'altra parte

C'è qualcosa che non va: tutti parlano di ritorno alla terra, di decrescita, di nuova ruralità, di biologico, di nuovi contadini, di natura, di sostenibilità...convegni, manifestazioni, teatri, eventi, mercatini...questa cosa mi inorridisce.

E' diventata una moda: c'è chi lo fa per emulazione, chi per nuovo conformismo, chi per politica, chi per fregarsi i contributi europei, chi per tendenza. 

Io per mia natura aborro il facile consenso, mi fa venire la nausea.

Ed è in questi momenti che mi ritorna in mente l'aforisma di Goethe che recitava più o meno così: "Quando in tanti cominceranno a darmi ragione e a pensarla come me allora vorrà dire che quell'idea non è più valida o che è giunta l'ora di andare da un'altra parte".

lunedì 20 gennaio 2014

Polifonie urbane

Domenica 26 Gennaio 2014

L'Ateneo Nomade e Triangolare

ospita a Vibonati la Prof.sa Lidia Decandia (già docente in Tecnica e pianificazione urbanistica all'Univ. di Sassari) e qui titolare della "Cattedra di Architettura dei mutamenti urbani" presso lo ANeT e il paesologo Franco Arminio per un nuovo conferimento di Cattedra.

Saranno inoltre presenti Pasquale Persico, Maria Cerreta, Pasquale Napolitano e Amedeo Trezza



[…] un territorio non più segnato da confini ma da filtri aperti. Spugne porose, plessi e flussi relazionali in grado di ramificarsi organicamente sino a diventare deboli e incerti […]. Un sistema connettivo debole e leggero […] (Decandia L., Polifonie urbane. Roma: Meltemi 2008, p.171)



Programma della giornata

Ore 11.00     L'asino Au(go)stino, ‘Docente di Semiotica del paesaggio’ terrà una lezione di decodifica del territorio accompagnato dai presenti.


Ore 13.00     Pranzo presso ‘Casale il Sughero’


Ore 14.30     Amedeo Trezza e Lidia Decandia  rivisitano i temi della città e dell'altra città a partire dal contrib
uto "Polifonie urbane" di Lidia Decandia (Roma: Meltemi 2008).

Ore 16.00     Conferimento della Cattedra di “Poetica e pensieri dei territori del Mediterraneo interiore” a Franco Arminio con benvenuto dell'Ateneo Nomade e Triangolare.

A seguire, dibattito, emozioni e scambio di beni relazionali.



A Casale Il Sughero, Contrada Grasso n.1, 84079 Vibonati (SA). Siete tutti invitati, previa conferma individuale.



sabato 14 dicembre 2013

Fronteras Musicales Abiertas: un 'Coro immaginario' per l'Isola che c'è e (a volte) si vede

La neonata Orquestra de las Misiones Guaraníes suonerà a Vibonati dalla terrazza di Casale Il Sughero un 'Concerto per la Sicilia': quali sono in confini della Città del Parco?

Un’orchestra che potrebbe appartenenza al G88, cioè voce dei paesi ultimi, viaggia con musiche in transito nei territori di nuova urbanità e fa tappa nel Cilento per riconoscere i luoghi di partenze drammatiche per luoghi a potenziale gemello. (P. Persico) 



Roma, Napoli, Torre Orsaia, Vibonati, una progressiva discesa geografica ma inversamente proporzionale ad una risalita verso le proprie condizioni spirituali di appartenza: i sud del mondo si assomigliano, terre contese e allo stesso tempo abbandonate, ma anche luoghi di possibili ripartenze e di nuovi paesaggi emozionali e culturali inediti. E’ una scommessa di resilienza.

Mercoledì 18 Dicembre alle ore 10  l'Ateneo Nomade Triangolare di Casale Il Sughero (Vibonati) ospiterà uno dei laboratori formativi previsti in Cilento da Pasquale Persico a cura della neonata Orquestra de las Misiones Guaraníes nell'ambito del Progetto di Cooperazione Internazionale Culturale e Musicale a cura di FMA (Fronteras Musicales Abiertas)  - Italia 11-24 Dicembre 2013, patrocinato dall' IILA (Istituto Italo-latino americano) e CeSPI (Centro Studi di Politica Internazionale).


Ventisette giovani musicisti guaranì, diretti dal Maestro Francesco Grigolo, dopo essersi esibiti nelle città di Roma e Napoli in importanti occasioni ufficiali si sposteranno nell’Altra Città (del Parco) e suoneranno all’orizzonte del Tirreno Meridionale in vista dal Sughero un 'Concerto per la Sicilia’: armonia di voci e suoni come metafora della polifonia dei laboratori della Città del Quarto Paesaggio, schegge della "Certosa esplosa"; inno al mare e alla terra magnogreca come culla della nostra civiltà; appello alla Trinacria granaio del Mediterraneo, portatore e foriero di continua feritilità, ode a Stromboli, Faro del Mediterraneo, isola che c'è ma non si vede (sempre), nominazione poietica delle Eolie come possibile e non unico orizzonte-confine-frontiera concettuale e geografica del Quarto Paesaggio.


Il concerto per le isole della Sicilia e per tutti i territori che stanno subendo la separazione dalla possibile soggettività politica, economica e sociale rientra fra le attività culturali e formative dell’Ateneo Nomade e Triangolare con sede di riferimento a Vibonati, Casale il Sughero, ma da vedere come possibile progetto di una  costellazione di stelle a densità variabile in viaggio verso la Città del Quarto Paesaggio.
Lezioni di viaggio e seminari stanziali si alternano per costruire nuovi linguaggi e nuovi lemmari di decodifica della metamorfosi territoriale e geografica in atto.

mercoledì 30 ottobre 2013

Agricoltura organica: all'ultimo grido?

Sarebbe meglio resettare il nostro vocabolario e parlare di 'agricolture naturali'

Da più parti negli ultimi tempi cresce anche in Europa l'interesse verso una relativamente nuova tendenza agricola pseudo-filosofica alternativa: dopo l'agricoltura biologica, sinergica, biodinamica, la permacultura, si sente sempre più frequentemente parlare di 'agricoltura organica'. Ma si tratta davvero di una nuova frontiera?
A primo acchito l'espressione 'agricoltura organica' risulta essere semplicemente un calco dallo spagnolo (agricultura orgànica) che indica con questo nome nient'altro che l'agricoltura biologica. Tale calco con lo stesso significato si palesa anche rispetto alla lingua inglese (organic agriculture).

In realtà l'agricoltura organica nasce ben prima di quella biologica comunemente intesa. Infatti, ben oltre Restrepo (El ABC de la agricultura orgànica tanti altri suoi testi) e i nuovi altri sedicenti 'guru' di tale disciplina e ONG che distraggono fondi da cose ben più serie e importanti e che se ne arrogano la paternità con toni nazionalpopolari da libertores (senza peraltro aver ottenuto grossi risultati specie in America latina), l'agricoltura organica è stata introdotta all'inizio dello scorso secolo dal tutt'altro che populista Sir Albert Howard (1873-1947), botanico inglese vissuto in India molti anni (An agricultural testament, Oxford University Press 1940) e che, accortosi delle distorsioni aberranti dell'agricoltura convenzionale e sempre più industriale, capì che il recupero dei sistemi tradizionali poteva essere un rimedio ed elaborò la sua teoria in 3 punti: la salute del terreno, il rispetto generalizzato per la natura e il metodo 'indore'.
Successivamente, a metà del Novecento, Lady Eve Balfour (1899-1990) con le sue pubblicazioni rese nota ai più l'agricoltura organica, in particolare col suo The living soil (Faber&Faber 1943) e attraverso la Soil Association di cui fu fondatrice. Già in quegli anni uno dei principi fondamentali dell'agricoltura organica era la concezione olistica del vivente come unico ambiente produttivo e generativo all'interno del quale prendono forma le pratiche di coltivazione e di cura della terra e della persona.

Lady Eve Balfour
Il nuovo interesse verso questa formula linguistica (agricoltura organica) non è altro, dunque, che un ennesimo tentativo di smarcarsi dalle agricolture convenzionali ed alle alternative che ad esse si sono andate affermando negli anni (biologica, biodinamica, sinergica, ecc.) perché avvertite come troppo linguisticamente 'inflazionate' e anche fagocitate dalle mode del momento e dai sistemi industriali di produzione massiva, proponendo riflessioni su equilibrio minerale del suolo e delle piante, fertilizzazioni naturali e quant'altro: tutti temi interessanti e utili ma che sono già stati affrontati e studiati in agronomia e comunque già appartenenti al nostro sapere moderno e pre-moderno e che ora sono riproposti come fossero inedite ricette di salvezza.
Tale smarcamento concettuale e linguistico verso una nuova espressione ancora relativamente vergine (agricoltura organica) è tanto giusta quanto ingenua poiché si commette per l'ennesima volta l'errore di sempre, quello cioè di voler inventare qualcosa di diverso: nel desiderio di contrastare l'agricoltura convenzionale si fa un ulteriore salto in avanti anziché guardare nel ricco passato della nostra cultura. Ma non c'è bisogno davvero di inventare più nulla. Basta studiare e conoscere umilmente il proprio passato.
Non a caso infatti anche Howard e Balfour parlano a volte di agricoltura naturale e tuttavia finanche loro pare non ne sappiano rintracciare appieno i solidi fondamenti sapienziali di cui la nostra cultura ci fornisce invece ampie testimonianze.
Tutta la filosofia rinascimentale italiana, infatti, è imbevuta, anzi trabocca di tali saperi, basta non ignorarli. Se volete potrete leggerne qui una breve ma significativa testimonianza: E se qualcuno ci parlasse di agricoltura organica e di ibrido fertile in italiano del sedicesimo secolo?.

Il naturalismo rinascimentale codifica compiutamente gli orizzonti filosofici, esistenziali, botanici e agronomici di un approccio agri-culturale naturale che esprime e racchiude tutte le pallide reminiscenze e 'riscoperte' un po' superficiali e ignoranti degli ultimi decenni.
Dunque, per concludere, se parlare di agricoltura organica oggi ci offre un'altra occasione per migliorare le nostre pratiche e realizzare un futuro migliore, ben venga. Attenzione però che le 'scoperte caciarone' che man mano in questi tempi recenti stanno venendo fuori, nel migliore dei casi sono troppo ingenue riflessioni dimentiche del passato, nel peggiore dei casi invece diventano addirittura vere e proprie mode, per chi le propone e per chi le ostenta, facendo del business vendendo saperi tramite associazioni di divulgazione create ad hoc e rendendo inoltre difficile di fatto l'open source in rete e si vendono invece saperi tramite associazioni itineranti che lucrano sul pathos della pseudo-novità.
Tra l'altro giunge ci notizia di condizioni in agricoltura rimaste assai difficili, uno su tutti, ad esempio proprio in Nicaragua, dove pure l'agricoltura organica si pregia di essere intervenuta, tant'è che si sta studiando una possibilità di collaborazione col Cilento.
Sarebbe invece molto più saggio (ma più sobrio e quindi meno attraente dai neofiti) riscoprire la figura del contadino-sapiente e rivalutare invece le nostre vere radici filosofiche e culturali che custodiscono saperi arcaici e, mai come oggi, assolutamente contemporanei, senza essere sempre esterofili e credendo che chi viene da lontano ci può sempre liberare e rivelarci la verità. Basta solo un po' di umiltà, resettare il nostro vocabolario e 'accontentarsi' delle semplici ma profonde agricolture naturali.

giovedì 24 ottobre 2013

Metro-via dei monti: dal Casale lungo le vecchie vie del Cilento lucano nasce la "Strada dei monti"


A partire dal Casale abbiamo aperto un'altra metrovia, anch'essa multivia aperta sia al passaggio a piedi, che con gli asini. Si chiama 'Strada dei monti' e a partire dal Casale è una marcia di avvicinamento all'appennino meridionale più prossimo, ovvero al Cocuzzo, al Serralonga, al Coccovello, al Serritello e anche al non lontano Vallo di Diano.  La metrovia e asino-metrovia 'Strada dei monti' collega quindi il Casale con i paesi di Tortorella, Casaletto Spartano e Battaglia. 


IL PERCORSO
Partiti dal Casale (380 m s.l.m.) si raggiunge la cima del monte Valletto (500mt circa) e si entra così nel bosco del Farneto. Attraversata la Fontana della Noce e la Fontana della Spina, si può visitare il piccolo ma suggestivo inghiottitoio presente nel bosco, attraversando il Campo ai Morti, una radura nel bosco che si dice sia stata palcoscenico di una vecchia battaglia la cui memoria è affidata ai racconti di alcuni anziani pastori e contadini del posto.

Dopo poco, con una piccola deviazione dal percorso principale, si può ammirare uno splendido panorama sul canyon del Rio Gerdanaso seguendo un piccolo anello che si sviluppa dentro il bosco del Farneto. Tornati sulla strada maestra, ovvero la antica via di collegamento tra gli abitati di Morigerati e Tortorella, si comincia a scendere in direzione Tortorella fin giù al Rio Gerdanaso, attraversandolo e superata un'area di sosta si comincia il Sentiero dei Rupazzi (non senza aver fatto una deviazione lungo il canyon per visitare la vecchia ferriera di Tortorella) recentemente restaurato dal Comune, fino ad arrivare in paese attraversando querce secolari bellissime. 

Da Tortorella il sentiero continua sulla vecchia via di collegamento con Casaletto Spartano. Prima di entrare nell'abitato di Casaletto si attraversa un antico ponte e l'area di sosta del Rio Casaletto. Dal centro storico di Casaletto, procedendo in direzione di Battaglia, si incontra e si attraversa l'Area SIC Sorgente del Capello, da cui partono altri sentieri e che ospita una delle acque più pure del Cilento. Poco dopo, superata la sorgente, si entra nella frazione di Battaglia dove ad accoglierci c'è finalmente il maestoso palazzo baronale della famiglia Gallotti, tutto da visitare prima di fermarsi a cena con Roberto e Miriam e alloggiare per la notte.

lunedì 21 ottobre 2013

Una nuova via nella Città del Parco: il "Sentiero delle Sughere", luogo-laboratorio di saperi nomadi

Ieri 20 Ottobre come previsto è stato inaugurato il Sentiero delle Sughere che infittisce la rete della Città del Parco avvicinando comuni e comunità, territori e uomini che li abitano. 
Infatti attraversando boschetti e alberi centenari di sughere (endemismo del territorio sotto tutela perché in via di estinzione) il percorso che dura a piedi 5 ore ha messo in comunicazione alcuni paesi dell'entroterra del Golfo di Policastro come Vibonati, Ispani, San Cristoforo e Santa Marina. Passando per contrade, sorgenti (quella che serviva il vecchio paese di Vibonati) e cappelle (come quella di Santa Lucia, di San Cataldo e di San Rocco) abbiamo anche ammirato ulivi centenari di razza 'pisciottana' dalla chioma larga e altissima. 
La valenza paesaggistica del Sentiero delle Sughere è emersa tutte le volte che durante il percorso si sono aperti all'improvviso bellissime vedute marine sulla costa tirrenica meridionale e tra le fronde degli alberi si scorgevano l'isolotto di Santo Janni, l'Isola di Dino e l'isolotto di Cirella, con all'orizzonte in fondo il Pollino.
Insieme agli escursionisti del gruppo CAI di Potenza, più di 30 ieri mattina, abbiamo apprezzato con ilarità e soddisfazione non solo il percorso a piedi (in parte attraversando il lastricato originale delle vecchie vie di passaggio da un paese all'altro) ma anche le espressioni gastronomiche locali che mostrano l'identità di questi territori poiché offrono al viaggiatore i prodotti delle sue terre: dalla nostra colazione biologica al Casale al pranzo a chilometro zero offerto dalla locanda La Baita dell'appassionato escursionista e co-artefice del sentiero Pietro Cifrodelli all'arrivo a Santa Marina, dai corbezzoli e le bacche di mirto raccolti durante il percorso alle tante erbe officinali e spontanee alimentari disseminate lungo i sentieri.

mercoledì 16 ottobre 2013

Inaugurazione del percorso escursionistico "Sentiero delle Sughere"

L'EVENTO


Domenica 20 Ottobre 2013 sarà inaugurato in collaborazione col CAI di Potenza il percorso escursionistico denominato ‘Sentiero delle Sughere’ con partenza alle ore 8.30 presso il bio-agri-b&b ‘Casale Il Sughero’ alla Contrada Grasso di Vibonati, con sosta a San Cristoforo intorno alle 11.30 e arrivo a Santa Marina presso il ristorante ‘La Baita’ in Via Santa Croce verso le ore 13.30. L’iniziativa eco-turistica il ‘Sentiero delle Sughere’ è ideata e promossa dalla neonata Associazione Culturale vibonatese 'Ciucciopolitana' (che si occupa di onotrekking e attività ludico-rurali sul territorio) e dall'escursionista  Pietro Cifrodelli.

Chi è interessato al pernottamento di sabato (per partire la mattina riposati) o al pranzo finale all'arrivo (per entrambi è richiesto un contributo) può contattarci: info@casaleilsughero.com.


IL CONCEPT

Il ‘Sentiero delle Sughere’ è un percorso di trekking e ono-trekking ad alto valore storico-architettonico, naturalistico e paesaggistico che attraversa l’entroterra collinare di tre comuni del Golfo di Policastro, Vibonati, Ispani e Santa Marina e attraversa i centri storici di Ispani, San Cristoforo e Santa Marina. Parte dell’intero percorso ripropone le antiche vie di transito e di collegamento tra gli abitati comunali e molte loro contrade attraversando le preziose sugherete ancora presenti sul territorio.

domenica 1 settembre 2013

Ciucciopolitana del Cilento lucano, basso Cilento 'ulteriore' e 'interiore'


Due anni fa fu aperta la prima tratta del progetto originario della Ciucciopolitana. In occasione del trasferimento del ciuccio Austino da Laurino a Vibonati (a Casale Il Sughero) fu percorsa quella che sarebbe dovuta diventare la tratta-madre, passando per Rofrano, Caselle in Pittari e Morigerati, fino a Vibonati.
In realtà il progetto fu temporaneamente abbandonato da alcuni dei promotori e gli unici a continuare a praticare questa iniziativa sono stati gli abitanti di Casale Il Sughero a Vibonati, Amedeo e Claudia, che a partire dal Casale come unica stazione di sosta hanno praticato e tenuta aperte per due anni due vie, la via per Morigerati e l'Oasi del WWF 'Grotte del Bussento' e la via per Vibonati.
Oggi, dopo molto lavoro sul territorio e tenacia nel perseguire il progetto di mobilità dolce nel Cilento, in piena continuità col progetto originario ampliamo la realtà connettiva sul territorio insieme ad amici dando vita alle Ciucciovie pertinenti al Golfo di Policastro e al suo entroterra e ai rispettivi paesi, denominata Ciucciopolitana del Cilento Ulteriore e Interiore, in linea con gli obiettivi della omonima Associazione Culturale (La casa di Pitagora) che ha preso vita nei mesi scorsi.

lunedì 17 giugno 2013

Ospitalità rurale a Vibonati nel Cilento 'interiore' e 'ulteriore'

La piccola fattoria in auto-sostentamento Casale Il Sughero nasce come riposizionamento esistenziale ed economico di un nucleo familiare dalla città alla campagna attraverso la coltivazione della terra, la cura degli animali e la gestione del bosco. La nostra dimora, un antico rudere recuperato con attenzione e passione nel segno del recupero architettonico e paesaggistico locale, oltre a ospitare colture autoctone e orti tradizionali e sinergici, è oggetto e parte essenziale di una più vasta progettazione in permacultura del sito.
Inoltre e soprattutto Casale Il Sughero è casa rurale ospitale e luogo di accoglienza per viaggiatori responsabili e turisti intelligenti e attenti alle identità dei luoghi. La nostra idea di ospitalità rurale si ispira ai criteri di auto-sostentamento critico e di reciprocità partecipativa alla gestione sostenibile del territorio e dei suoi abitanti (approfondisci). 
Chi viene a trovarci e a stare con noi trascorrendo parte del proprio viaggio ha la possibilità di condividere il nostro stile di vita e di conoscere davvero a fondo il paesaggio sociale e antropologico, oltre che naturale e architettonico, del basso Cilento lucano, quella parte di Cilento più meridionale spesso sconosciuto che confina con la Lucania, ricco di animali, di acqua, di mare e di boschi che chiamiamo 'Cilento interiore' e 'ulteriore', perché altro e inedito rispetto ai posti più conosciuti e gettonati e per questo di sicuro anche più vero...
Attraverso la nostra cultura gastronomica, l'atmosfera raccolta di una casa di campagna realmente abitata e non come tanti finti agriturismi, il lavoro della terra e la nostra 'guida escursionistica', Austino, ovvero il nostro asino esploratore dei luoghi e accompagnatore nelle passeggiate lungo i sentieri della Ciucciopolitana del Cilento Ulteriore (rete di sentieri in compagnia di asini che collega i paesi del Golfo di Policastro a partire dal Casale), potrete vivere per un po' i nostri tempi e le nostre emozioni.
Per avere maggiori dettagli sulle sistemazioni per gli ospiti potrete consultare anche il nostro sito internet: www.casaleilsughero.com
Veniteci a trovare!

venerdì 31 maggio 2013

Pianificazione debole per il Cilento, il nostro contributo al 1° 'Ci resto' - Meeting del Mare

Il nostro progetto        Casale Il Sughero è un laboratorio della Città del quarto paesaggio. Nasce come riposizionamento esistenziale ed economico di un nucleo familiare dalla città alla campagna attraverso la riconversione di un terreno agricolo impoverito e dismesso da quarant’anni ora riqualificato in nuovo giardino alimentare sia di spontaneo alimentare che di agricoltura naturale in auto-sostentamento nonché attraverso la riqualificazione bio-architettonica di un vecchio rudere reso oggi nuova dimora familiare e luogo di ospitalità rurale, poroso come il sughero, endemismo del territorio (quercus suber), atto ad accogliere un profilo di viaggiatore lento e consapevole che valorizzi il territorio anziché consumarlo secondo una declinazione turistica che si critica decisamente.
Attraverso il progetto Ateneo Nomade Triangolare inizia a svolgere, attraverso seminari, incontri e attività di ricerca e laboratoriali, un lavoro di valorizzazione della cultura rurale e della memoria locale stimolando l’incontro di nuovi saperi. 
Casale Il Sughero è inoltre co-fondatore e nodo-stazione operante del progetto di mobilità dolce in Cilento definito Ciucciopolitana, viaggio lento a piedi a fianco dell’asino all’interno del Cilento Interiore (nella doppia accezione di Cilento interno e dell’anima), attraverso borghi, vecchie strade di collegamento, fontane, siti archeologia rurale e siti di grande interesse naturalistico e artistico. L’asino, emblema della secolare subalternità rurale rispetto all’ urbano, è invece reinterpretato come simbolo del riscatto sociale e culturale e inteso non solo come vettore fisico di biodiversità ma anche come vettore concettuale di ibridazione culturale e, per questo, testimone e ‘professore’ del quarto paesaggio.


Concerto per una sola persona          La metafora del sughero dice di un luogo per l’incontro, degli incontri, da cui si può partire per ridare identità e vita ai luoghi-spazi comuni rurali dimenticati (perché diventati incomuni) ovvero vie, terre, boschi, fontane, e offrire loro possibilità di resilienza attraverso continue risemantizzazioni, opportunità di senso.
Questo doppio livello di incontro, del nomade viaggiatore anonimo con il temporaneo/stanziale contadino contemporaneo che abita il sughero e di entrambi ogni volta in maniera nuova col territorio, ripercorre la partitura sempre uguale e diversa di un sinfonia di scambi e scoperte, invenzioni e riscoperte dell’abitare: è l’inatteso ed eterno concerto in cui le identità si destrutturano e si danno in forme nuove.
L’essenziale è realizzare questo concerto, questa accoglienza, anche per una sola persona per volta, lentamente, immaginando una ospitalità sfumata, attenta e discreta, a cui suggerire la valenza simbolica dei luoghi, del luogo di partenza o di arrivo (e di ripartenza). L’ospitalità diventa narrazione dei luoghi che si fanno porosi e si fanno attraversare in molte direzioni di senso.
Donarsi ogni volta d’accapo al singolo, anche solo all’unico viaggiatore, volta per volta. Casale Il Sughero, come soglia concettuale tra la costa e i monti, tra il mare e le acque interne, tra i luoghi del consumo e quelli dimenticati, tra il territorio compromesso e quello del Parco, come luogo di nuova urbanità possibile: hic domus, rus et urbs. 

mercoledì 15 maggio 2013

Città e Altra Città alla II Biennale dello Spazio Pubblico



La BISP è una biennale organizzata dall'Istituto nazionale degli urbanisti (INU) che si tiene presso l'Università Roma Tre alla Facoltà di Architettura e in cui Acces_SOS e LAMAV (Laboratorio Management di Area Vasta) partecipano assieme con dei racconti ed esperienze in-disciplinate di professionisti impegnati nella pianificazione debole ovvero in azioni che accolgono modelli sperimentali di approccio, di ascolto delle realtà locali e di trasformazione dello spazio pubblico.
I contributi sono più di trenta e sono provenienti da professionisti/ricercatori/laureandi o altro sparsi per l'italia. Il laboratorio di Casale Il Sughero il 18 Maggio ne rappresenta uno. Di seguito la descrizione sintetica del nostro intervento e il nostro contributo al tema del ripensamento critico dello spazio pubblico declinato nei termini di una nuova urbanità rurale.



LEMMA DI RIFERIMENTO: Concerto per una sola persona

Questo lemma di riferimento ne intreccia altri due, la ‘resilienza degli spazi comuni’ e gli ‘incontri’: la metafora del sughero dice di un luogo per l’incontro, degli incontri, da cui si può partire per ridare identità e vita ai luoghi-spazi comuni rurali dimenticati (perché diventati incomuni) ovvero vie, terre, boschi, fontane, e offrire loro possibilità di resilienza attraverso continue risemantizzazioni, opportunità di senso.
Questo doppio livello di incontro, del nomade viaggiatore con il temporaneo/stanziale contadino contemporaneo e di entrambi ogni volta in maniera nuova col territorio, ripercorre la partitura sempre uguale e diversa di un sinfonia di scambi e scoperte, invenzioni e riscoperte dell’abitare: è l’inatteso ed eterno concerto in cui le identità si destrutturano e si danno in forme nuove.
L’essenziale è realizzare questo concerto anche per una sola persona per volta, lentamente, immaginando una ospitalità sfumata, attenta e discreta, a cui suggerire la valenza simbolica dei luoghi, del luogo di partenza o di arrivo (e di ripartenza). Donarsi ogni volta d’accapo al singolo, anche solo all’unico viaggiatore. Casale Il Sughero, come soglia concettuale tra la costa e i monti, tra il mare e le acque interne, tra i luoghi del consumo e quelli dimenticati, come luogo di nuova urbanità possibile: hic domus, rus et urbs. 

lunedì 13 maggio 2013

Urbanistica e resilienza: idee dal Cilento

Nei giorni 9 e 10 maggio 2013 si è tenuta a Napoli la XVI Conferenza Nazionale SIU, la Società Italiana degli Urbanisti, presso la Facoltà di Architettura Federico II. Il tema è stato quello di una diversa crescita come declinazione delle tematiche classiche del dibattito urbanistico contemporaneo italiano ed europeo. 
Nell'Atelier 10, curato dall'Arch. Maria Federica Palestino, in cui ci si è occupati specificamente di resilienza e di città ecologica, Casale Il Sughero nella sezione 'Culture della città e del territorio' ha presentato un intervento dal titolo "Laboratori di resilienza verso la Città del Quarto Paesaggio" (vai al link per il testo integrale dell'intervento). 
Napoli, 9-10 Maggio 2013
Il tema del paper è stato quello dell'idea di una evoluzione del concetto di 'decrescita' e, a partire da lì, si è tratteggiata la possibilità di una ridefinizione del tema della città ecologica attraverso un ripensamento dell'idea stessa di città ormai da intendersi nella sua accezione più rarefatta e de-materializzata possibile (cioè come città degli uomini) alla luce di una visione ecologica ampia, una ecologia profonda, che suggerisce una nuova ecologia della città delle relazioni e degli immaginari condivisi(-bili).
Il case study è quello del Cilento, nel cui ambito territoriale trovano spazio di analisi e di esperienza concreta i progetti di Città del Parco e attualmente i Laboratori della Città del Quarto Paesaggio, orizzonti di metodo e di ricerca applicata in cui si fa esperienza della impossibilità dei primi tre paesaggi e della conseguente necessità di un ripensamento in una direzione nuova che apra nuovi scenari di sviluppo sostenibile. Di seguito riportiamo l'abstract del paper (qui invece il testo integrale).

Città ecologica eccede la declinazione scientifico-biologica del termine e apre a una dimensione sociale e culturale, ad una ecologia profonda dei comportamenti e delle relazioni. Ecco che la città si de-materializza e appare un intreccio di strade di senso e di rapporti, perde il suo carattere di densità (in senso urbanistico) e può diventare metafora di rete diffusa in una possibile – auspicabile – città esplosa su un territorio di area vasta come un parco naturale, un distretto geografico ampio, tendendo a far emergere un paesaggio geografico e culturale diverso da quelli che hanno caratterizzato i territori fino ad oggi. Il ‘quarto paesaggio’ qui si pone come riscrittura, ricucitura organica delle trame di relazioni di senso del vissuto e dell’abitato riscrivendo il concetto di città e offrendo un’alternativa di ‘diversa crescita’ ed equo sviluppo, promuovendo e offrendo di fatto una strategia di resilienza a partire dalla consapevolezza della continua e inarrestabile – e per questo vitale e benefica, nel bene e nel male – continua metamorfosi dei luoghi e dei linguaggi.